La fondatrice
Carmela
Nel 1892, in un'ala del Borgo Sant'Antonio Abate, Carmela Sorrentino — vedova coraggiosa — apriva una piccola cantina. Non sapeva che stava fondando una leggenda.

I clienti la chiamavano semplicemente Carmnella — il diminutivo affettuoso che oggi è il nome del locale. La sua era una cucina di sopravvivenza: pochi ingredienti, fuoco vivo, mani che sapevano fare. Una promessa silenziosa che ogni piatto sarebbe stato esattamente quello che doveva essere.
Da quella cantina nacque una grammatica gastronomica che quattro generazioni avrebbero portato avanti: niente scorciatoie, niente concessioni, niente compromessi con la materia prima.










